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La problematica dell’eccessivo sbandamento causato dal ridotto pescaggio portò nel 1558 alla perdita, per capovolgimento, di un galeone al largo di Malamocco.

I veneziani tentarono di ovviare al problema limitando la batteria bassa ai soli 3 + 3 cannoni in bronzo più a poppa (e quindi in posizione più elevata) e spostando sul ponte di coperta il rimanente dell’artiglieria (petriere in ferro, come quelle ora esposte presso il Museo Storico Navale di Venezia).

Il problema non venne risolto, perciò i galeoni non ebbero un grande impiego, anche per una certa difficoltà a navigare di conserva con le galee (specie in condizioni di scarsezza di vento).

La Serenissima quindi continuò a privilegiare l’utilizzo delle navi lunghe per un altro secolo ancora, fino a quando il Senato si convinse finalmente a costruire dei vascelli di linea, navi molto diverse dai galeoni, che già da tempo in altre marine avevano dimostrato la loro superiorità e di cui Venezia si era comunque dotata, affittandone alcuni, in gran parte dall’Olanda.

Il modello nasce da una profonda modifica dei piani di costruzione di Galeone Veneziano della prima metà del XVI secolo, commercializzati dalla ANB (associazione Navimodellisti Bolognesi) su disegno originario di Eugéne Evrard.

Le modifiche progettuali sono proprio orientate a recepire quelle migliorie citate in precedenza.


 


Il progetto del modello è anche è ispirato a un bassorilievo presente sulla Tomba di Alessandro Contarini, posta all’interno della Basilica del Santo a Padova.

Bibliografia: - G. Ercole, Duri i Banchi, GMT, 2006