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La galeotta rappresenta la più piccola della famiglia delle galee, navi lunghe che potevano sfruttare la spinta sia dei remi che del vento.

Le dimensioni medie variavano dai 17 ai 25 m di lunghezza fra le aste, per una larghezza in bocha di 4-5 m e un pontal (altezza a mezza nave) di 1,5-1,9 m.

Come termini di confronto, una galea grossa da merchado o una galeazza avevano dimensioni più che doppie.

Come le galee, le galeotte avevano forme molto slanciate, con uno scafo sostanzialmente suddiviso in tre parti:

- centrale, che ospitava i banchi da remi (da 14 a 16 ber banda, ciascuno vogato da uno o due rematori). Date le ridotte dimensioni la galeotta non aveva bisogno dei baccalari, quelle specie di mensoloni che sulle galee sorreggevano la travatura esterna (il posticcio) su cui erano conficcati gli scalmi dei remi. Le due parti laterali e superiori dello scafo avevano però una pronunciata curvatura verso l’esterno, che era in grado di comunque assicurare sia un buon parallelismo fra le due linee degli scalmi, che un discreto spostamento all’esterno del fulcro di remata. Le due bancate erano separate dalla corsia, una specie di stretto corridoio sopraelevato che attraversava in tutta la lunghezza la galeotta. La corsia serviva come passaggio per i marinai addetti alle manovre senza intralciare i vogatori. Serviva inoltre come deposito di materiale di rispetto e per i cassoni dell’acqua. Nelle galeotte, dalla corsia si aveva accesso alla parte sottostante dello scafo, molto bassa e destinata unicamente a magazzino di materiali e vettovaglie.

- La parte di prua ospitava due piccoli cannoni in caccia (che sparavano direttamente in avanti) e il sistema di recupero dei grappini o delle ancore.

- La parte poppiera, leggermente sopraelevata (cassero), era destinata a plancia di comando e posto del timoniere. Sotto alla plancia erano ricavati i piccoli e bassi locali per gli ufficiali.

Inizialmente munita di una sola vela latina, la galeotta fu poi dotata anche di un piccolo albero di trinchetto, anch’esso a vela latina, molto inclinato in avanti e posto quasi a ridosso dell’asta di prua.

La proporzione fra lo scafo e la superficie velica aveva un rapporto decisamente a favore della vela e quindi più proficuo che sulla galea, tant’è che la galeotta era una nave molto veloce, flessibile e manovrabile, in qualsiasi condizioni di vento o bonaccia, penalizzata però dallo scarso armamento che la rendeva poco efficace contro le galee e peggio, contro i ben più grandi e potentemente armati vascelli.

Per questa somma di ragioni, la galeotta venne impiegata (proficuamente) con scopi di pattugliamento, esplorazione, portaordini e rifornimento.

L’utilizzo delle galeotte fu ben più longevo di quello delle galee, tant’è che ne furono ancora costruite dai dalmati e dai greci fino al XIX secolo.

Il modello (totalmente autocostruito e realizzato in scala 1:70) rappresenta in pratica l’ultima delle versioni realizzate all’epoca della Serenissima, una galeotta da 15 banchi, già con poppa quadra (quindi con specchio di poppa e timone dritto), che in origine aveva le seguenti dimensioni:

- Lunghezza fra le aste 73 pv (piedi veneti), 25.4 m (circa 32 m fuori tutto)

- Larghezza in bocha 12 pv, 4.17 m

- Pontal 4 ½ pv, 1,46 m

La parte progettuale non ha avuto particolari problemi in quanto fortunatamente esiste del buon materiale, a partire da uno splendido disegno (autore e data ignoti, collezione privata), completo di ogni vista (profilo, pianta, semifrontale di prua e di poppa):


Come si può notare, la galeotta porta la bandiera austriaca; il monogramma FII (Francesco II imperatore) in essa inserito rende il disegno databile fra l’ottobre 1797 e il 1805, quindi immediatamente a ridosso della caduta della repubblica (maggio 1797).

Ulteriori studi furono eseguiti verso il 1881 dall’ammiraglio Fincati, (poi ripresi dallo storico Artù Chiggiato) che lasciò ulteriori disegni e (probabilmente) anche il grande e bel modello ora custodito al Museo Storico Navale di Venezia.