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Pur essendo conosciuto come la barca di servizio della tartana, il topo aveva una propria identità, essendo impiegato come mezzo per la pesca costiera e per i piccoli trasporti in laguna.

L'esistenza dell'imbarcazione è accertata fin dall'anno 1348, con la descrizione di Sinisio, navis lata sine carina, mentre la sua zona di provenienza si può circoscrivere alla laguna veneta.

E dal documento. già visto in precedenza, risulta che a Chioggia Antonio Camuffo già nel 1530, costruiva nel suo cantiere ..topas sive naves latas sine carina usque butt decem..(..topi, ossia larghe navi senza carena, della portata fino a 10 botti..).

Il topo ha quindi assunto sempre maggiore importanza, sviluppandosi anche nelle dimensioni e modificandosi sostanzialmente, a seconda del luogo di costruzione e di impiego.

In generale il suo scafo raggiungeva misure comprese tra i 6 e gli 11 metri; solitamente era parzialmente pontato fino agli 8 metri di lunghezza, ed interamente pontato nelle dimensioni maggiori.

Presentava fondo piatto e forme molto slanciate specialmente a prua, con una poppa più o meno arrotondata ed il grande timone a calumo; era provvisto di forcole e remi, da due a quattro, per poter procedere anche vogando alla veneziana.

Fino a circa 9 metri di lunghezza era armato con un albero munito di vela al terzo, accompagnato qualche volta da un fiocco che serviva a stabilizzare bene in mare la prua.

Quando raggiungeva dimensioni maggiori allora il fiocco non bastava e serviva un altro albero a prua con una piccola vela, come era per il bragozzo.

Il topo veneziano era elegante, slanciato, lungo e stretto, con la poppa rotonda; quello chioggiotto era più tozzo, piuttosto largo, con la poppa tozza e rientrante, mentre quello istriano, derivava da quello chioggiotto, era più addolcito nelle linee.

Il topo impiegato per la pesca in laguna, nella sua versione più semplice, era chiamato mussetto o musso, e anche mestiereto se superava i 7 metri di lunghezza; era la classica barca d'appoggio nelle compagnie, fungendo anche da portolata.

Gli scafi a due alberi sono stati impiegati per i piccoli trasporti veloci e per la pesca delle sardelle, in particolare in alto Adriatico, dove erano più noti come battelli.

Quelli che pescavano sotto costa erano spesso muniti di una tavola laterale, che ne rialzava i bordi, ed erano denominati batelo o topo col filo, di cui la versione semplificata è l'attuale topa, più economica, in quanto più leggere e con la poppa a specchio.

Il topo è tuttora molto in uso, specialmente nelle laguna veneta, sia per diporto sia per i trasporti, date le sue ottime doti di carico, robustezza, manovrabilità e la sua buona adattabilità al motore.



realizzato in legno di larice, rovere, ciliegio e noce, finitura a lacca e gommalacca

lunghezza: 90 cm

scala: 1:10

da Souvenir de Marine

in esposizione presso TABLEAU DORÉ Via Cavour 18/20 30026 - Portogruaro (VE)